Piccoli utensili indispensabili

Matite, penne, pennarelli, temperino, gomma, quaderni e fogli di carta. Datemeli in quantità mentre sto attraversando una delle mie fasi iper-creative e non potrò fare a meno di riempire la stanza con concept, schizzi e scarabocchi. Non si tratta di capolavori, ben inteso, e per voi probabilmente non significherebbero niente, ma si tratta del primo tentativo di dar forma a qualcosa che necessita di elaborazioni successive, magari al computer, per poter essere reso presentabile. Stavo studiando la mia campagna promozionale, perciò sulla mia scrivania si trovava il caos alla stato puro, con ogni sorta di oggetto di cancelleria sparso un po’ ovunque. Nello stesso periodo leggevo l’interessantissimo libro “(digital) Modeling” di William Vaughan, nel quale l’autore, oltre a spiegare quanto la figura del modellatore 3d sia di fondamentale importanza per l’industria cinematografica, della pubblicità e dell’intrattenimento in generale, dà anche alcuni pratici consigli a chi vuole intraprendere questa professione. Il primo, di fondamentale importanza, non ha a che fare con lo studio di un determinato programma o di una determinata tecnica di modellazione, bensì con il miglioramento della nostra capacità di osservare gli oggetti che si vogliono rappresentare e con la ricerca di immagini di riferimento appropriate. Impossibile infatti ricreare al computer qualcosa che non si conosce a fondo. Allora ho accettato questa sfida (anche per testare le mie capacità): avrei rappresentato gli oggetti a me più famigliari in quel momento, cioè quelli presenti sulla mia scrivania. Munito di matita, righello e tanta pazienza, mi sono appuntato su di un quaderno le misure degli oggetti, che ho ricreato in scala reale. Che forma insolita e complessa può avere un oggetto di uso comune, ho pensato. Magari sogniamo di diventare dei grandi architetti, in grado di progettare magnifici edifici, e facciamo fatica a rappresentare un semplice temperino che stringiamo tra le mani. Questa fase di modellazione mi ha dato anche lo stimolo per progettare un contenitore per quaderni, oggetto che, se fosse stato disponibile al momento, mi sarebbe stato di estrema utilità per rimettere in ordine. Ho anche creato etichette e copertine, in modo da poter presentare una linea di prodotti personalizzati (gadgets) perfettamente compatibili perciò con la mia campagna promozionale. Ecco dunque spiegato il senso delle due immagini “All the small things”: piccoli oggetti di uso comune. La scritta sul box porta-quaderni ci esorta a pensare “fuori dal libro” (richiamando “Think outside of the box”, il titolo del mio volantino), perché a volte dobbiamo semplicemente darci da fare se vogliamo mettere in pratica qualcosa che su libri e manuali viene trattato in maniera generica, non specifica. Ma, finito di lavorare, è un consiglio altrettanto valido rimettere tutto in ordine: non esiste infatti disordine organizzato, e non serve dar la colpa ai fantasmi quando non troviamo più le nostre cose. Fortunatamente a volte, come nel mio caso, qualcuno passa a mettere tutto a posto…

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