Architetto, sai emozionare?

Mr Temple

Quando nasci ingoi merda.
Entri nel mondo e ingoi merda.
Ti arrampichi in alto e ingoi meno merda.
Finché un giorno arrivi nell’atmosfera rarefatta, dove ti scordi anche com’è la merda.
Benvenuto nella torta a strati, ragazzo.

(discorso di Mr Temple in The Pusher: Matthew Vaughn, 2004)

In estrema sintesi questi sono i fatti della vita che possono essere declinati in mille modi.
Se vi racconto ad esempio quello che è capitato a me non si può non riconoscere una certa somiglianza nello schema di eventi: appena finita l’università sono entrato nel mondo del lavoro, ma come tirocinante, per imparare il mestiere. Negli uffici che ho frequentato il lavoro cominciava via via a venir meno, e con esso diminuivano anche i colleghi, costretti a cercare altrove. Questa è una decisione che ho dovuto prendere anch’io più volte. Perché “poi vediamo come si mette” vuol dire che finirà male soprattutto per l’ultimo arrivato.
Per me però la crisi non esiste: il più delle volte si tratta di una scusa.
Anche la fortuna non esiste: è soltanto la nostra capacità di saper cogliere le opportunità che possono nascere anche da eventi negativi, la nostra bravura a raccontarci che favorisce l’incontro con persone serie con le quali iniziare un rapporto virtuoso di collaborazione.
E’ proprio così che sono tornato ad occuparmi di Architettura.

Edilizia o Architettura?

stato di fatto
E’ più o meno la stessa differenza che c’è tra una Cinquecento e una Ferrari. Sono entrambe autovetture, però la prima è un’utilitaria, l’altra una sportiva diventata uno status symbol sinonimo di lusso ed eccellenza. La differenza di prezzo, tolto il costo di produzione, si giustifica principalmente per un fattore intangibile: la Ferrari emoziona di più. Mettersi alla guida della Rossa è come cavalcare un purosangue appena domato: quanto siamo disposti a pagare per provare questa emozione?
Anche la differenza tra edilizia e architettura non deve ridursi ad una questione di prezzo, l’emozione deve riuscire a trascende la dimensione materiale.
E’ un bisogno primario trovare un luogo sicuro e al riparo dove poter riposare, ma una casa non è solo questo. In inglese addirittura si usano due termini diversi: house indica un edificio residenziale, mentre con home parliamo propriamente di casa.
La casa comprende anche la sfera affettiva, non si limita ad indicare le mura e il tetto che ci ripara dalle intemperie: è il nostro rifugio, il luogo dove accogliamo familiari e amici; è la barriera, non solo fisica, che separa pubblico da privato; è dove facciamo ritorno, ovunque siamo stati.
Progettare case è un’esperienza doppiamente piacevole perché, da un lato, si prova un godimento di natura intellettuale nel mettere a buon frutto l’ingegno, dall’altro, si prova gioa quando il cliente ti comunica la propria soddisfazione.

Il cliente è soddisfatto solo quando si emoziona, quando cioè con il tuo progetto sei riuscito a regalargli il sogno di una vita migliore.
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Nelle immagini: stato di fatto di una vecchia cascina e sua futura ristrutturazione. Progetto: studio Dodicipersette.

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11 pensieri su “Architetto, sai emozionare?

  1. Einstein diceva “Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’. E “Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”. Sei riuscito, in un modo personale, ad esprimere lo stesso concetto, che è la chiave per raccontarci in modo diverso questo momento storico. Bel post.

    1. Ciao Rossana, benvenuta.
      La “crisi” è più che altro uno stato mentale, rappresenta ciò che ci impedisce di cambiare e guardare con ottimismo verso il futuro. Ma non illudiamoci: la strada è in salita, e la fatica successiva da superare è quella di convincere anche gli altri (collaboratori, clienti, aziende partner…etc) che non tutto è perduto! Sono contento che ti sia piaciuto il post 😀

  2. Pingback: Proposta immobiliare – Villa bifamiliare | Ghostbox

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